a cura di Lorenzo Montanari
10 ottobre – 10 dicembre 2025
in Via Garibaldi 22 a Ferrara
Con Partus Terrae, Giorgio Cattani interpreta l’arte di Lorenzo Montanari attraverso un’installazione condivisa che unisce visione cosmica e autopsia culturale.
L’espressione latina – “ciò che la terra genera” – evoca tanto la fecondità naturale quanto la violenza tellurica dei terremoti e delle eruzioni: nascita e distruzione, dono e rovina. È in questa ambivalenza originaria che si colloca l’opera, quale racconto di caduta e insieme di rinascita. Questa duplicità si esprime con un linguaggio avanguardista che mescola pittura, geometria ed installazione.
Sulle pareti prende forma un futurismo tridimensionale: piani prospettici che si incontrano, si scontrano e creano nuove dimensioni, architetture in frantumi. Il terremoto è storico e simbolico: il crollo della cultura cattolica europea, intesa come architettura che per secoli ha sorretto l’identità dell’Occidente.
A terra, gli oggetti disposti con rigore quasi scientifico simulano i reperti di una scena del crimine. Macerie di un sisma, tracce di una frattura epocale, indizi di una storia che si incrina. L’artista li consegna allo sguardo dello spettatore come materiali di un’indagine critica: frammenti da cui leggere il passato e, insieme, semi di un futuro possibile, in trasformazione.
Il colore delle opere – acceso, vitale, persino violento – è energia dinamica tellurica: residuo vitale di un mondo che si disgrega e principio germinale di ciò che verrà. L’intensità cromatica amplifica la tensione tra rovina e rigenerazione, ricordando che ogni distruzione contiene in sé la promessa di una nuova fioritura.
Artista appartato ma rigoroso, Montanari porta in questa installazione la sua esperienza di oltre quarant’anni come pittore, insegnante e grafico. Già negli anni ’70 collaborò con istituzioni pubbliche e marchi internazionali della moda e dello sport, elaborando un linguaggio visivo potente, diretto, capace di unire rigore geometrico e forza cromatica.
In Partus Terrae questa sensibilità si condensa in un’opera che non indulge né alla nostalgia né alla retorica, ma si pone come lucida constatazione del presente e sfida intellettuale allo spettatore.
Partus Terrae è la testimonianza visiva di un crollo storico e messaggio per una rinascita necessaria. La terra partorisce, e nel suo parto convivono dolore e creazione, memoria e trasformazione, rovina e scintilla di futuro.
“La pienezza, l’ammassamento contemporaneo come conseguenza di un sovraffollamento fisico che determina di contro uno svuotamento di attenzioni emotive, sociali e di valori.
Un vuoto che si nasconde dietro la maschera di una sovrabbondanza che stordisce. Ciò che rimane è lo scheletro architettonico dell’ indifferenza e di una falsità di attenzioni.
Vuoto architettonico che non offre riparo ma solo mera consolazione.”
“È un caleidoscopio dove i colori cercano il loro habitat. Vuole essere, nella ricerca di Lorenzo Montanari, l’identità di ogni persona e di ogni popolo che, pur nella loro diversità, muovono la volontà di convivenza colorando con le proprie culture, l’infinito arcobaleno della vita/del vive-re.”
Si ringrazia per il contributo e commento critico Annamaria Restieri
Direzione artistica a cura di Giorgio Cattani
