Un Novecento Ferrarese

a cura di Giorgio Cattani

11 aprile – 15 giugno 2025

in Via Garibaldi 22 a Ferrara

C’è un tempo in cui l’arte smette di gridare per insegnarci ad ascoltare. È il tempo di “Un Novecento Ferrarese“, l’installazione concepita dal Maestro Giorgio Cattani come un rito privato, raccolto, profondo.

Qui, il Novecento ferrarese non è esposto: è evocato, sussurrato, restituito allo sguardo in una forma intima, poetica, familiare. Non un’antologia di nomi e opere, ma un’esperienza affettiva e sensoriale, che chiama il visitatore non al sapere, ma alla partecipazione.

Nell’installazione in 7MQ, ci si trova accolti da una poltrona appena lasciata, da una scrivania abitata dal pensiero. Oggetti che parlano di presenze invisibili, di chi si è seduto a guardare, di chi ha provato a comprendere. È un interno domestico eppure universale, dove il tempo si sospende e l’arte torna a essere ciò che più profondamente è: un modo di abitare il mondo.

Cattani orchestra un allestimento che è gesto curatoriale e dichiarazione poetica. Ogni opera scelta, ogni dettaglio dell’ambiente invita a sostare, a contemplare. Qui l’arte non si impone, ma si rivela nella sua verità più semplice: quella di essere parte della vita, della memoria, della storia di una comunità. La Ferrara del secolo scorso rivive non solo attraverso le immagini, ma nei silenzi che le avvolgono, nelle pause che ci obbligano a riflettere.

La galleria Laboratorium Art Gallery, solitamente proiettata verso la ricerca contemporanea, apre una parentesi. Non una contraddizione, ma una continuità: per comprendere il presente, occorre riconoscere le radici che l’hanno nutrito. È un omaggio agli artisti che hanno raccontato Ferrara con fedeltà e passione — da Marcello Tassini a Ulderico Fabbri, da Giuseppe Virgili ad Annibale Zucchini, fino a Nemesio Orsatti e Galileo Cattabriga — e insieme un’esortazione a guardare con rinnovata attenzione i talenti di oggi.

“Un Novecento Ferrarese” è anche un dialogo ideale con il docu-film “Al Filò” di Florestano Vancini, straordinaria testimonianza del fermento culturale che animava la Ferrara degli anni ’50. Quel film, che per la prima volta restituì l’anima dell’arte moderna ferrarese, oggi risuona come una traccia guida, una memoria condivisa che chiede di essere raccolta e continuata.

La mostra si fa tributo sentito alla famiglia Macalli di Ferrara, custode silenziosa e appassionata di un’eredità artistica che attraversa il tempo. L’attività dell’antica corniceria, autentico presidio di bellezza e cultura, ha protetto visioni, accompagnato artisti, alimentato un collezionismo fatto di sensibilità e dedizione. La loro presenza nel tessuto culturale cittadino è stata discreta ma fondamentale: è grazie a figure come loro se l’arte ferrarese ha potuto conservarsi, circolare, e ritrovare oggi nuovi spazi di visibilità e di senso. In questa installazione, ogni opera è anche un omaggio al loro sguardo, al loro amore per l’arte, al loro instancabile impegno nel tramandare una memoria viva e condivisa.

E oggi? Chi raccoglierà il testimone? Chi sarà il prossimo a sedersi su quella poltrona, non solo per interrogare il passato, ma per trasformarlo in visione, per dare forma a un collezionismo nuovo, consapevole, capace di custodire la memoria e insieme di scommettere sul futuro dell’arte?

 

M.N.B.